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LIBRO: Io, Velocia
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Alle spalle
LIBRO: Alle spalle
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Capitolo 1
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Capitoli 1 e 2
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Scheda recensione - "Io non ci volevo venire qui", impietoso ritratto della generazione dei trentenni - su Giornale di Siracusa

"Io non ci volevo venire qui", impietoso ritratto della generazione dei trentenni - su Giornale di Siracusa

Autore: Damiano Chiaramonte

Media: www.giornaledisiracusa.it/cultura/15914-qio-non-ci-volevo-venire-quiq-impietoso-ritratto-della-generazione-dei-trentenni.html

Ho sempre diffidato delle note biografiche. Freddo elenco di informazioni che quasi mai riescono a consegnarti il vero profilo del professionista, del campione, del protagonista, del regista, dello scrittore. Prendi il caso di Angelo Orlano Meloni, l’autore di Io non ci volevo venire qui, edito dal Del Vecchio: “nato a Catania nel 1973, vive a Siracusa; ha scritto la raccolta Ciao campione; suoi racconti, interventi e recensioni sono stati pubblicati su riviste letterarie, antologie e fanzine; Io non ci volevo venire qui è il suo primo romanzo”.

Ma chi è Angelo Orlando Meloni? Per avere un’idea, anche lontana, forse si poteva aggiungere alle note: produttore mai avaro di ironia; artigiano del sarcasmo; capace di trovarsi a suo agio tra gli spigolosi scogli del Plemmirio, così come nei melmosi saloni letterari della capitale.

Non è molto per la verità, ma è già qualcosa per prepararsi alla lettura di Io non ci volevo venire qui, divertente, tagliente, sorprendente, dissacrante (gli avverbi sono dedicati a lui che sull’uso indiscriminato e a volte violento ha dedicato qualche pagina ESILARANTE) primo romanzo di Angelo Orlando Meloni.

Si tratta – come recita il risvolto di copertina – di un’autobiografia immaginaria in chiave comica di una persona priva di qualsiasi talentaccio, che vorrebbe vivere una vita tranquilla e che cercherà con tutte le forze di fuggire dalle sirene dell’arte.

Ho sempre diffidato anche delle recensioni colte e grasse, quasi sempre esercizio stilistico e palcoscenico esse stesse per la messa in scena autoreferenziale del critico di turno. Mi limiterò dunque a proporre un trailer per niente esaustivo di un lavoro ben scritto.

Mi è piaciuto molto il capitolo Alla Pugna, in cui l’autore descrive una spassosissima messa in scena di un adattamento di Molto rumore per nulla da parte di una compagnia teatrale di quartiere in cui il protagonista del libro (scritto in azzeccata e pungente seconda persona) viene tirato dentro come assistente di regia e per recitare una battuta. Ecco come.

“[…]Tu dopo un po’ entri e spari la tua: -che diamine, signor mio! Come mai siete così triste fuori di misura?

E scopri i segreti del metodo Stanislavskij.

Il tuo personaggio recita e tu pensi alla squadra di calcio virtuale, ai videogiochi on line. Per la precisione, quando dici: - Se non un pronto rimedio, almeno una sopportazione veloce, - stai valutando se far giocare o no Tony Gouldbourn, il tuo gioiello del centrocampo, che però è fuori forma. E quando aggiungi: - E’ necessario, quindi, che accomodiate la stagione per la vostra messe, - hai deciso di schierare uno sbarazzino 3-4-3. E’ incredibile quante cose passino per la tua testa in pochi secondi. In un silente monologo prometti di tagliarti le unghie più spesso e confessi di avere un debole per le ragazze che parlano francese. Ricordi che il caffè dell’altro ieri era troppo dolce e che non sopporti i frutti di mare crudi, anche se hanno molti estimatori. Gente che non teme la salmonellosi e con un sistema immunitario di ferro, concludi alzando idealmente le spalle. E con questo tocco infinitesimo assicuri al tuo personaggio il ‘quid’ che manda in brodo di giuggiole gli intenditori[…]”.

Ci sono fortunati passaggi nel libro di Angelo Orlando Meloni in cui l’ironia ed il sarcasmo sforano nella comicità pura. Si sorride, riflettendo, ma si sorride. Come nei test senza punteggio o come in We don’t need no education (parte due) in cui il nostro protagonista racconta di quando si comprò la chitarra.

"[…]Ispirato da Euterpe, trabocchi di cieco entusiasmo e, tanto per cominciare, scegli le corde sbagliate.

Rasoi, non corde.

Te ne vai in giro per casa strimpellando e spruzzando sangue dai polpastrelli, ridotti ormai a monconi quasi del tutto privi di unghie. Uno spettacolo. Ma l’arte ti vuole con sé e alle vocazioni si deve rispondere, non puoi nasconderti dietro un dito, anche perché ti sporcheresti. […]".

Credo possa bastare. Non vorrei essere citato da Angelo Orlando Meloni e dalla Del Vecchio Editore per avere esagerato nella trascrizione di alcuni brani di Io non ci volevo venire qui, lavoro ben fatto – si diceva - originale, rappresentativo, credo, di una generazione (quella degli attuali trentenni) a metà strada tra la schizofrenia sessantottina e l’indifferenza dorata degli anni ’90.
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