| Settembre 2010 | Lun | Mar | Mer | Gio | Ven | Sab | Dom | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 |
![]() |
Saloon recensito sul blog Questioni di Libri 11/01/2010 |
|
Autore: Elisabetta Mori R. |
|
|
Media: lismor.blogspot.com/2010/01/sallon-aude-walker.html |
|
|
A leggere Aude Walker, giovane scrittrice americana di ventotto anni, mi viene di paragonarla a Bret Easton Ellis, non solo e non tanto per lo stile senza contorni ambigui, quanto per la storia condita di alcool, sesso, soldi che racconta in Saloon, il suo primo romanzo. Dopo una laurea in Lettere e Drammaturgia, Aude diventa giornalista [oggi per il magazine Glamour], ma il suo principale interesse è per la narrativa. Saloon rimane a lungo nel cassetto. La prima stesura risale al 2004; rimaneggiato e rivisto diverse volte nei due anni successivi, il manoscritto viene pubblicato in seguito alla curiosità suscitata, dall'occasionale lettura di alcune cartelle, nell'Editor della Denoël. Edito in Italia da Del vecchio [Isbn:978-88-6110-002-2 , pagg. 296], il romanzo ha venduto in Francia già 500.000 copie e ha vinto il Prix du Premier roman du Doubs, edizione del 2008. La storia racconta della fuga di Lisa, la protagonista, dalla sua terra d'origine, gli Stati Uniti, per rompere con la sua famiglia, una dinastia prestigiosa, ricca e persa nel mondo della dissolutezza e del frivolo. Si stabilisce a Parigi e inizia a lavorare come cameriera in un albergo per ricchi. Una sera incontra la madre, ospite dell'albergo e cerca di sottrarsi, ma il riconoscimento è inevitabile. A questo punto inizia un cammino a rebours dentro i fantasmi della sua giovinezza e per Lisa comincia la catarsi che si concluderà con un ritorno negli Stati Uniti. La narrazione si snoda con la connotazione del thriller ma, a mio parere, anche del romanzo di formazione. L'Io narrante deborda dalla stretta linea di demarcazione che la scrittrice tenta, all'inizio, di imporgli: “Io, Lisa Duval, la cui esistenza è un’immensa babele, il cui cervello a ruota libera è la rovina mia e degli altri, sono capace, non appena si tratta di messa in scena, di un rigore diabolico” e diventa protagonista di una vita vissuta tra strettoie e larghi spazi di libertà che solo la ricchezza e un paese come l'America possono dare. Come spesso accade in questo tipo di narrazioni, la figura della Maman [la quale è il vero motivo della fuga] è archetipica, legata cioè allo stereotipo delle madri ricche di prestigiose e borghesi famiglie americane: "Questa famiglia consuma da sempre la propria invenzione dell’altro secolo. La beve a sazietà, l’invenzione, la scialacqua fino all’ultimo centesimo, la sniffa fino a smembrarsi le cavità nasali”. Del libro colpisce la scrittura, "netta e provocatoria", che ha portato alcuni critici a paragonare la Walker a Bukowski e Cassavetes. Ma, nell’intervista rilasciata alla Fiera della piccola e media editoria a Roma la Walker ammette l'influenza che ha avuto su di lei Thomas Bernhard, "il suo sguardo crudele e critico sulla borghesia viennese". Si giustifica così la concitazione che all'inizio sorprende, è straripante, tra delirii e impeti proprio come avviene in un Saloon, a volte grottesca, furente contro le proprie radici, ma che nel proseguimento riesce a dare alla narrazione un timbro e un'identità ben definiti. Un romanzo di sicuro successo. |
|