Le ore lunghe 1914-1917

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Colette

Traduzione: Angelo Molica Franco

Anno di pubblicazione: 2013

ISBN: 9788861100589

Pagine: 226

 

Descrizione

Nel 1914 il marito di Colette, il barone Henry de Jouvenel des Ursins, parte per il fronte. Lei, al tempo redattrice per “Le Matin”, lo segue. Saint–Malo, Verdun, Parigi, l’Argonne, Roma. Nella corposa sezione Impressioni d’Italia, il genio di Colette offre un delizioso quadro di Venezia e pagine suggestive dal lago di Como. Composto tra il 1914 e il 1917, mai tradotto finora in italiano, Le ore lunghe è un reportage obliquo sulla Prima Guerra Mondiale. Mentre i quotidiani nazionali d’Europa si coprono di cronache di guerra, la scrittrice più stravagante di Francia si concentra sui giardini, sulle donne, sui colori, sul mare, sulle gonne, sulla vita. Il risultato è un resoconto delle lunghe, lente ore della guerra raccontato da chi sa filtrare il senso dell’attesa e della fantasia. Le ore che un ferito impiega a guarire, in cui una donna partorisce il figlio del nemico, ma anche ore in cui la sua Bel–Gazou assale i polli in un’aia, o le signore provano vestiti. Ore coraggiose nella bellezza, perché “la gioia è dappertutto, inevitabile”, e in tempi così bui, coglierla è un atto rivoluzionario.

l’Espresso

inedita Colette

Ci sono diverse buone ragioni per leggere subito “Le ore lunghe” di Colette (traduzione di Angelo Molica Franco, Del Vecchio Editore, pp. 226, € L4). Intanto si tratta di una raccolta di articoli – inedita per il lettore italiano – che l’autrice di “Chéri” scrive per il giornale “Le Matin” fra il 1914 e il L917 in cui, non parlando quasi per nulla della prima guerra mondiale di cui dovrebbe invece riferire, finisce per restituirne (come giustamente suggerisce l’editore) una
specie di “reportage obliquo”.

il venerdì di Repubblica

inedita Colette, cronista letteraria dal fronte

Colette descrive le facce sfigurate, raccoglie i pensieri dei soldati nelle trincee. Con fulminanti istantanee di poche righe narra la vita negli ospedali militari, i pericoli del mercato nero, gli animali domestici che aspettano il ritorno dei loro padroni, riporta le lettere delle mogli che vivono vicino ai teatri di guerra.

Sololibri.net

Le ore lunghe. 1914-1917

L’oocchio acuto di Colette fa suo ciascun dettaglio, perché è dai particolari che si può cogliere l’essenza di un avvenimento. Infatti, “occorre vedere e non inventare”. Puntuale ecco, quindi, la cronaca di un attacco aereo tedesco al termine del quale i bambini cercano schegge di granata all’interno del tronco di un albero
“starnazzono e scavano come polli dopo un acquazzone”.

Rsera

In viaggio con Colette nelle retrovie della guerra

Per raccontare «occorre vedere e non inventare», dice Colette. Eccola dunque posare il suo sguardo obliquo su ogni cosa, cogliendo ogni dettaglio che sveli l’essenza della realtà, alcuni
sono solo frammenti che danno però il senso totale degli avvenimenti. Colette non racconta il fronte, quanto piuttosto il mondo che lo circonda.

Tuttolibri “La Stampa”

Colette va alla guerra con i militari ragazzi

Sin dalle prime pagine, in cui Colette ritrae militari ragazzi che la guerra ha orrendamente mutilato, tra una riga e l’altra e dietro a figure varie s’intravede il Capitano. Anche qui, come rivelò poi, la scrittrice s’impegna a ricoprire con la sua grafia quella invisibile del padre, autore immaginario che avrebbe voluto raccontare tutto ciò che aveva vissuto ed altro ancora,ma non ne era stato capace.

GR2

Le ore lunghe

Le ore lunghe di Colette al GR2 delle 12.30. Dal minuto 13’47”.

http://www.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-3709e7bd-efce-4354-bcec-ee6e55f4188d.html

la Repubblica

Colette cronista sul fronte di guerra

Un diario di guerra che ha il piglio di Addio alle armi e lo stile di Vogue. Colette, nome completo Gabrielle Sidonie, oltre ad essere l’autrice di Gigi (il film girato da Vincet Minnelli vinse nove Oscar), della serie soft-erotica Claudine, è stata anche una sciantosa, una giornalista (caporedattrice), una critica teatrale, un’estetista… e la Francia l’ha insignita di tutte le possibili onoreficenze, Legione d’Onore compresa.

 

L’Espresso

L’anno della Grande Guerra

Colette, in “Le ore lunghe 191.4-1917” (Del Vecchio 2013, traduzione dl A. Mollca Franco), riesce a sottrarre alla guerra istanti di “Belle époque”, continuando a occuparsi di caffè concerto, di abiti, di stle di vita orientale, dl foxterrier e di giocattoii.Ma le bombe e la fame cominciano a fare ombra a quel mondo: la guerra, dlce Colette, ha cambiato il colore alle cose.

il Gazzettino

La Grande Guerra raccontata dalle donne

Chi l’avrebbe detto? Perfino la trasgressiva Colette scrisse sulla Prima guerra mondiale. Nel 1914 la scrittrice francese, già redattrice de Le Matin, seguì al fronte il marito, il barone Henry de Jouvenel des Ursins.

Librobreve

“Le ore lunghe”. Colette alla Prima guerra mondiale

Quella che l’editore Del Vecchio sta dimostrando verso il tema editorialmente abbastanza “caldo” della Prima guerra mondiale è un’attenzione non conformista, una voce fuori dal coro se volete.
Clicca qui per leggere tutto l’articolo.

Colette: sono, per così dire, annichilita di fronte a tanta capacità di penetrazione, e di bellezza. Ma come ci riesce? Nessuno in Inghilterra ne sarebbe capace.

Virginia Woolf

Siamo nel regno della pura letteratura come autoriferimento, ma lontani mille miglia dalla noi didascalica

L′Espresso

Colette è capace di fare Letteratura anche sul decorso dell’influenza, su una fetta di pane immersa nel latte da mangiare a merenda

Liberal