Breve diario di frontiera

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15,00

Gazmend Kapplani

Traduzione: Maurizio De Rosa

ISBN: 9788861101449

Pagine: 185

 

Descrizione

In questo “diario minimo” Gazmend Kapllani ci restituisce tutta la sofferenza degli albanesi che hanno attraversato il confine con la Grecia negli anni Novanta. Con mano leggera lascia che ci scorra sotto gli occhi la surreale volontà di dare un senso all’abbandono della terra natia, che in questo specifico caso è la fuga, il passaggio attraverso la cortina di ferro. In ogni capitolo, il doppio punto di vista – di chi è in Albania e di chi, esule, se ne allontana – mette in evidenza con sarcasmo, e senza fare sconti, la kafkiana condizione dell’Albania sotto il regime comunista: spie che controllano i programmi televisivi dei vicini, statue monumentali di Enver Hoxha, un dittatore troppo dittatore anche per i dittatori, e i bunker sulla spiaggia pronti per resistere a nemici che però non si presentano mai. Accurate, asciutte, intrise di humour nero, le descrizioni dell’assurdità e della rivolta alla tirannia compongono un quadro ironico e partecipe della condizione dell’esule, in cui il particolare dialoga con l’insieme e si fa narrazione universale, come in un dipinto di Bruegel. La “sindrome delle frontiere” inizia con l’abbandono del Paese e si sviluppa nella “nevrosi del successo”, un successo che conferisce il diritto a restare nella nuova terra, per giungere a un’amara riflessione sui migranti di seconda generazione, condannati ad amare e odiare contemporaneamente il loro Paese. Un romanzo che rovescia visioni del mondo e sicurezze, scuote il comune senso di empatia e commuove con il disincanto.

Internazionale

Breve diario di frontiera

C’è una barzelletta che gira in Grecia: un americano, un francese, un greco e un albanese sono in cima alla torre Eiffel e devono buttare giù qualcosa che hanno in eccesso. L’americano getta una mazzetta di dollari, il francese una bottiglia di champagne. Il greco comincia a fissare l’albanese, che gli dice: “So cosa stai pensando”. Il laconico memoriale di Kapllani è divertente come questa barzelletta, ma il libro è scritto con mano leggera e cuore pesante.

il Mattino

Breve diario di frontiera

Si ride e si piange, in una storia che è tonda e che prima o poi riguarda tutti. Kaplani non diventa mai né osceno né piagnucolante, attraversa il dolore con la dignità che appartiene a chi non ha più nulla, sospeso tra due luoghi geografici, congelato nei sentimenti, e pronto a tutto per avere quel poco d bene che spetterebbe agli uomini di buona volontà e non.

il Venerdì

Breve diario di frontiera

In un romanzo pieno di humour nero Kapllani narra l’odissea con la soddisfazione di chi ce l’ha fatta e la consapevolezza di essersi consegnato ad un destino di estraneità a qualsiasi luogo.
Il venerdì racconta “Breve diario di frontiera”.

Satisfiction

Breve diario di frontiera

Siamo fermamente convinti che si possa raccontare la realtà senza pietismi o patetismi, attraverso la lente dell’ironia. La nostra idea di letteratura è critica, ironica, elegante.
Breve diario di frontiera è un libro commovente e ironico, ma anche un’opera necessaria per chi vuole comprendere cosa si muove nell’animo di un profugo. Non stimolerà il vostro pietismo ma la vostra coscienza.
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La nuova ferrara

Ritratto universale del migrante

Kapllani non racconta solo la sua storia di migrante, il passaggio negli anni Novanta della frontiera tra Albania e Grecia, ma in questo “diario minimo” apre tantissime finestre narrative che potrebbero essere altrettanti libri.

QCodeMag

Breve diario di frontiera

Tra romanzo autobiografico e reportage narrativo, Breve diario di frontiera è un testo della memoria e dell’assurdo, nato per svelare l’ipocrisia delle frontiere e della retorica ideologica, al di là del lato del muro dal quale si guarda il mondo.
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iyezine

Breve diario di frontiera

Lo strazio e il dramma raccolti in queste pagine, stemperati dalla penna incredibile di Kapllani, gridano al mondo che c’è bisogno di attenzione verso problematiche che stanno devastando l’intero equilibrio mondiale. Ma la totale mancanza di empatia e solidarietà impedisce alla maggioranza del gregge di prestare la minima attenzione a chi, di fronte al supermercato o al semaforo, ha dipinto negli occhi e scavato sul volto un dolore e una pena che fatichiamo anche solo a immaginare.
E, come ha detto un poeta, solitudine non significa mancanza di amici, ma arringare una folla che non ti capisce”. Il messaggio è chiaro come il sole, sta a noi raccoglierlo e dargli vita e attenzione.
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Liberi di scrivere

Breve diario di frontiera

Due linee narrative in un susseguirsi di canti e controcanti, che mettono a confronto il passato nell’Albania comunista degli anni 70 e 80, (Kapllani è nato nel 1997) e il presente di profugo chiuso in un “campo” di accoglienza sovraffollato, sporco, senza cibo se non qualche pagnotta gettata dei poliziotti a una folla affamata. Non è un testo volto a ispirare compassione, anzi il profugo proprio la rifugge la compassione, non vuole ispirare pietà, non vuole fare pena, e la più grande offesa alla sua dignità è proprio tributargliela.
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Senzaudio

Breve diario di frontiera

Più che a scuola, Kapllani andrebbe distribuito con il giornale, messo nelle sale d’attesa degli studi dentistici e medici, venduto ai semafori, fuori delle discoteche, in Parlamento, spedito a campione, lasciato sulle panchine, appena fuori dai supermercati, in piazza tra i piccioni, al mare sotto l’ombrellone, in chiesa (oh sì soprattutto in chiesa).
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La città nuova

Breve diario di frontiera

Nel Dopoguerra, quella di Enver Hoxha è stata la dittatura più dura d’Europa; tutta la perfezione del mondo era racchiusa in 28 mila chilometri quadrati, ossia la superficie dell’Albania: «I maestri a scuola – scrive l’autore – non smettevano di ripeterci che quello albanese era il popolo eletto. E gli esponenti di un popolo eletto hanno due obblighi: in primo luogo odiare coloro che non vi appartengono, e poi essere sempre felici. In un regime totalitario essere felici è un dovere e non una questione di scelta o di fortuna. Esternare la propria infelicità è un gesto quanto meno sospetto».
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Osservatorio Balcani Caucaso

Diario di frontiera

Gli esuli, la frontiera se la portano dentro. Perché non c’è solo la frontiera, quella del proprio paese che si attraversa quando lo si lascia, ma ci sono anche le altre frontiere, quelle che l’esule vive sulla propria pelle quando, entrato nel nuovo e in altri paesi, gli abitanti di questi lo guardano come uno straniero, un diverso, spesso un intruso. Gazmend Kapllani, scrittore di origine albanese, che ormai scrive in greco, ha scritto a riguardo un libro che racconta molto bene questa condizione.
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Flanerí

Breve diario di frontiera

Non il viaggio in sé, dunque, ma la condizione conflittuale che ne deriva è il vero tema dominante di tutto il diario. La scelta di abbandonare la propria terra ha permesso a Kapllani di scoprire il significato di libertà, ma lo ha anche messo di fronte alla ferocia di una realtà inaspettata in cui i diritti dei migranti sono assorbiti da doveri imperativi e la felicità è contaminata dalla paura e dalle umiliazioni.
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Convenzionali

Breve diario di frontiera

Un’istantanea vivida, ricca di personaggi credibili e frasi che fanno effetto, che racconta la violenza e lo sbigottimento, l’inganno dell’apparenza, mediata anche dalla televisione, la forza di un amore per la propria terra che è impregnato di odio per quello che è diventata. Un reportage ironico, spassionato, brillante, leggero, divertente, smaliziato, arguto, delicatamente dolente.
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La Lettura

?Otello è di nuovo tra noi, ed è la solita tragedia

Siamo a un bivio. Possiamo costruire più muri e dare il via libera al neofascismo. Oppure scegliere più democrazia e un’Europa transnazionale. Personalmente non mi sento come i personaggi paranoici di tanti romanzi che finiscono per autodistruggersi, preferisco non tornare alla legge della giungla, credo che l’essere umano sia mimetico e impari dall’ambiente. Così meglio tratteremo gli inunigrati oggi, più diventeranno domani gli europei democratici che noi stessi vorremmo essere.

Gazzetta del Sud

Cos’è la sindrome delle frontiere

Insomma, «non c’è scampo dalle frontiere» ci dice Kapllani. «Dopo averle varcate scopri di aver idealizzato un mondo perché ti trovi in un posto dove non sei desiderato, dove devi avere documenti altrimenti vali meno di un cane randagio e devi imparare una nuova lingua e superare la più grande barriera invisibile: lo sguardo della gente del luogo in cui ti trovi». L’immigrazione albanese «è stata – dice lo scrittore – la più drammatica in Europa dopo la seconda guerra. Come quella siriana oggi».

La Nazione

Il paradosso degli indesiderati

Che cos’è per lui !a frontiera che ha attraversato? «E’ l’uscita da un regime dell’assurdo verso un’Europa dove gli emigrati in genere si sentono “non desiderati” e dove è diffusa la tendenza a considerarli clandestini e quindi passibili di essere rispediti indietro». Sì, un corto circuito dell’umanità.

Avvenire

L’Europa resiste se è senza frontiere

Per questo è così importante non dilapidare il patrimonio di un’Europa finalmente priva di frontiere. Non possiamo più cadere nella trappola di un conflitto civile europeo. Al problema dell’altro dobbiamo rispondere in modo più unano.

Radio Onda d’Urto

Breve diario di frontiera

A Festivaletteratura di Mantova abbiamo incontrato lo scrittore albanese Gazmend Kapllani che attualmente vive negli U.S.A. dopo essere stato in Grecia per oltre vent’anni. Nel suo Breve diario di frontiera (Del Vecchio editore) lo scrittore restituisce tutta la sofferenza degli albanesi che hanno attraversato il confine con la Grecia negli anni Novanta. Ad intervistarlo per Flatlandia è stata Chica Bighè.
Ascolta qui l’intervista.

Perdersi a Roma

Intervista a Gazmend Kapllani

Ma questa volta l’immigrazione nel Mediterraneo non somiglia alle precedenti. E’ sostanzialmente diversa. Siamo assistendo a degli eventi di scala globale. I vecchi confini che conoscevamo – a livello culturale, di lingua e anche di distanze geografiche – non funzionano più. Quelli che promettono di tornare indietro in un passato immaginario, di costruire muri e di ricostruire le frontiere nazionalistiche di una volta, sono profeti della disgrazia. Vogliono spingerci verso un nuovo suicidio collettivo – ma dimenticano di dire che ci siamo già suicidati due volte nel ventesimo secolo quando, alla questione dell’altro, abbiamo risposto con il ghetto, l’odio e il genocidio.
Leggi qui tutta l’intervista.

Un brillante, ironico e divertente romanzo sui migranti. Kapplani ci racconta quello che non ci è mai stato detto prima.

The Times

Kapplani racconta le assurdità dei nazionalismi e dei sistemi totalitari nei Balcani – e in tutto il mondo – con malizia, arguzia e intuito.

The Indipendent